PROGETTI
La Misura della Sostenibilità nei Sistemi Produttivi Agricoli e Agroalimentari
Modelli, Indicatori e Innovazione per la Transizione Europea
I. Introduzione: La
Necessità di una Misurazione Olistica nella Filiera Agroalimentare
1.1. Crisi, Sicurezza
Alimentare e Resilienza della Filiera Estesa
Il settore agroalimentare esteso rappresenta un pilastro
fondamentale dell’economia italiana, consolidandosi come il primo settore
economico del Paese. Le sue dimensioni sono imponenti, con un fatturato che
supera i 500 miliardi di euro e un impiego di quasi 4 milioni di lavoratori.1
Sebbene la filiera abbia dimostrato una resilienza significativa di fronte a
crisi globali recenti, registrando ad esempio una contrazione relativamente
contenuta del 4% in termini di valore aggiunto durante la pandemia di Covid-19,
permangono fragilità strutturali che la transizione ecologica e digitale è
chiamata ad affrontare.1
In questo contesto, la sostenibilità ha superato la mera
concezione di costo aziendale, emergendo come una leva strategica
irrinunciabile per accrescere la competitività e l’innovazione. Adottare
strategie di sostenibilità è cruciale non solo per gestire i rischi derivanti
dai cambiamenti climatici e globali, ma anche per generare coesione
territoriale e favorire un benessere diffuso.1 La
capacità di ripartenza dinamica del settore si basa sull’identificazione di
eccellenze e sul rafforzamento di un percorso orientato alla sostenibilità di
lungo periodo.1
1.2. Il Mandato Europeo
e la Definizione di Sostenibilità
La spinta alla misurazione della sostenibilità è
intrinsecamente legata al mandato politico e normativo dell’Unione Europea.
Strategie quali il Green Deal europeo, la Politica Agricola Comune (PAC)
post-2020, e in particolare la comunicazione From Farm to Fork
(F2F), pongono obiettivi ambiziosi per adattare il sistema alimentare ai
cambiamenti climatici e ridurre le emissioni, potenziando in definitiva la
sicurezza alimentare.3 L’obiettivo dichiarato
a livello nazionale e regionale è quello di strutturare un sistema agricolo e
agroalimentare che sia forte, ben organizzato, e capace di bilanciare
efficacemente produttività e sostenibilità ambientale, sociale ed economica.5
Nonostante questo forte impegno programmatico, il contesto
normativo europeo presenta una significativa lacuna: manca ancora una
definizione espressa e univoca di “sistema alimentare sostenibile”.4
Questa ambiguità concettuale rende la misurazione rigorosa ancora più
essenziale. I quadri di programmazione, come il Complemento di Programmazione per
lo Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna, sono stati elaborati in stretta
coerenza con il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 e in sinergia
con gli interventi del PNRR.5
L’esigenza di allineare queste diverse fonti di finanziamento e programmazione
a obiettivi comuni impone che la sostenibilità sia misurata in modo
standardizzato e verificabile. In assenza di una metrica univoca, le politiche
pubbliche non potrebbero garantire la coerenza tra i diversi livelli di
programmazione e l’efficiente allocazione delle risorse, trasformando la
misurazione tecnica in un meccanismo di governance e
coerenza strategica.
1.3. L’Ambiguità e la
Sfida della Misurazione
La necessità di misurare e certificare la sostenibilità
lungo la catena agroalimentare è un requisito generalizzato, sia a livello
locale che globale.6 Questo processo non è finalizzato unicamente alla
rendicontazione ambientale, ma è cruciale per scopi sociali ed economici, come
garantire l’equa distribuzione del valore lungo la filiera e, aspetto
fondamentale, eliminare gradualmente i costi sociali derivanti dallo
sfruttamento del lavoro.6
Per affrontare la complessità intrinseca della filiera, che
coinvolge interazioni ambientali, sociali ed economiche, è imperativo adottare
una metodologia sistemica. L’approccio del Life Cycle Thinking
(LCT) si pone come strumento concettuale fondamentale. Questo approccio
sistemico permette l’integrazione della sostenibilità nel processo decisionale,
valutando gli impatti dall’estrazione delle materie prime fino allo
smaltimento, e fornendo un quadro essenziale per sviluppare la resilienza del
settore.7
II. Il Quadro
Concettuale della Sostenibilità Tripartita (Pillars & Trade-offs)
2.1. Definizione e
Interdipendenza dei Tre Pilastri
La sostenibilità, nel contesto agroalimentare, non può
essere ridotta a una singola dimensione, ma deve essere intesa come il
risultato di un equilibrio dinamico tra il pilastro economico, il pilastro
ambientale e il pilastro sociale. Il vero sviluppo sostenibile si consegue solo
attraverso il perseguimento, completo o parziale, di tutti gli obiettivi
stabiliti per queste tre dimensioni.8
Pilastro Economico
Il successo economico della filiera richiede la garanzia di
un reddito adeguato per gli operatori, dal contadino all’imprenditore, supportando
al contempo la competitività del settore.5 Per
le aziende, integrare la sostenibilità nei modelli di business implica
ridefinire la strategia e i processi operativi con l’obiettivo ultimo di
sostenere una redditività duratura.9
Pilastro Ambientale
La dimensione ambientale impone all’agricoltura di fungere
da presidio territoriale, ambientale e paesaggistico.5 La
misurazione si concentra sulla gestione delle risorse naturali, monitorando gli
input (risorse materiche, idriche, energetiche) e gli output (rifiuti solidi).9 Il
focus è sulla mitigazione delle problematiche ambientali, in linea con gli
obiettivi climatici globali ed europei.10
Pilastro Sociale
Questo pilastro si concentra sulla costruzione di comunità
rurali resilienti e attrattive, dove il valore sociale si integra con il valore
economico per generare benessere diffuso.11 La
sostenibilità sociale è strettamente legata all’elemento etico e al rispetto
dei diritti dei lavoratori, considerazioni fondamentali per l’attività umana
che utilizza le risorse ambientali per il sostentamento.6
2.2. L’Importanza della
Prospettiva di Filiera (Life Cycle Thinking)
L’approccio di filiera e la prospettiva Life Cycle Thinking (LCT) sono vitali poiché l’impatto
di un prodotto agroalimentare si manifesta in molteplici fasi, dal campo
(salute del suolo, uso di input) alla trasformazione (efficienza energetica,
gestione dei reflui) fino alla distribuzione (packaging, logistica).7 La
metodologia LCA, in particolare, costituisce il fondamento scientifico per l’analisi
e l’integrazione della sostenibilità nel processo decisionale.7
2.3. Analisi dei Trade-offs e Sinergie
La sfida complessa della misurazione risiede nella
necessità di valutare i progressi verso l’obiettivo di lungo periodo,
concentrandosi in modo specifico sui trade-offs
(compromessi) che inevitabilmente sorgono tra le tre dimensioni della
sostenibilità e tra i diversi settori dell’attività agricola.8 Ad
esempio, l’incremento della produttività, un obiettivo economico cruciale, può
potenzialmente confliggere con la riduzione dell’impatto ambientale, a meno che
non si investa in ricerca e sviluppo (R&S) e si adottino modelli produttivi
alternativi, come l’agricoltura biologica, che hanno dimostrato di poter
coniugare crescita e sostenibilità.1
Nonostante i compromessi, esistono importanti sinergie. Il
miglioramento delle condizioni lavorative e il potenziamento del capitale umano
(sostenibilità sociale, ad esempio nelle macroaree ET e TC), non sono
semplicemente costi, ma elementi che rendono le aziende agricole più funzionali
ed efficienti, supportando direttamente l’efficienza operativa e la
competitività del settore.11
Un elemento concettuale cruciale che emerge dall’analisi
del quadro etico è lo spostamento della prospettiva dai diritti (dei lavoratori,
dei consumatori) al paradigma dei doveri e della responsabilità.4 Se il
cibo è centrale come bene essenziale per la sopravvivenza umana, la sua
produzione dipende dal rispetto dei diritti dei lavoratori.6 L’assenza
di questo requisito etico compromette intrinsecamente la natura sostenibile del
cibo stesso, indipendentemente dalle buone performance ambientali. Questo
colloca la sostenibilità etica e sociale non come un elemento opzionale di
Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR), ma come una conditio
sine qua non la cui verifica è fondamentale per la pretesa
complessiva di sostenibilità della filiera.
III. Metodologie
Avanzate per la Misurazione dell’Impatto Ambientale
La quantificazione degli impatti ambientali nei sistemi
agroalimentari si basa su metodologie rigorose derivanti dall’analisi del ciclo
di vita.
3.1. Life Cycle
Assessment (LCA): Il Fondamento Scientifico
Il Life Cycle Assessment (LCA) è riconosciuto a livello
internazionale come la metodologia scientifica (disciplinata dalle norme ISO
14040/44) per la valutazione multi-criterio delle performance ambientali di un
bene o servizio.7 L’LCA permette l’identificazione, la quantificazione e la
gestione dei flussi di materiale/energia, delle emissioni e dei flussi di
rifiuti associati a un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita,
dall’approvvigionamento delle materie prime alla gestione del fine vita.13
Applicazioni pratiche dell’LCA includono il supporto alla scelta di diete più
sostenibili, come nel concetto di “Doppia Piramide” sviluppato dal
Barilla Food Nutrition Centre.7
3.2. Le Impronte
Ambientali (Footprints) come Indicatori Specifici
Derivanti spesso dagli studi LCA, le footprints fungono da indicatori ambientali sintetici,
focalizzati su categorie di impatto specifiche.
Carbon Footprint (CF)
L’Impronta di Carbonio (CF) misura l’impatto di un prodotto
in termini di emissioni di gas a effetto serra (GHG, Greenhouse
Gases), espresse in $\text{CO}_2$
equivalenti sull’unità di prodotto.15
Questo indicatore è cruciale per il monitoraggio e la mitigazione del
cambiamento climatico. Il settore agroalimentare italiano ha dimostrato
progressi significativi in quest’area. Ad esempio, il comparto zootecnico
italiano ha ridotto il valore di $\text{CO}_2eq$ per
chilogrammo di mangime consumato da 7 kg nel 1950 a 1 kg attuale.
Parallelamente, nel solo allevamento bovino da latte, la produzione complessiva
italiana è aumentata del 90% dal 1950, mentre le emissioni globali si sono
ridotte del 50%.16 Questo dato evidenzia che l’efficienza produttiva,
ottenuta tramite innovazione tecnologica e gestionale (come la linea di
intervento ENEA n. 3 per i prodotti innovativi 17), può
essere il motore di una significativa mitigazione climatica.
Water Footprint (WF)
La Water Footprint (WF) è un indicatore complementare alla
LCA che quantifica il volume totale di acqua dolce utilizzato, direttamente o
indirettamente, nel ciclo di vita dei prodotti consumati.7 È
fondamentale per valutare lo sfruttamento delle risorse idriche e le sue
ripercussioni sulla produttività biologica e sul rischio idrico.7
Ecological Footprint
(EF)
L’Impronta Ecologica (EF), introdotta da Wackernagel e Rees
nel 1996 7, è un indicatore che valuta l’impatto calcolando l’area di
terra produttiva necessaria (biologicamente produttiva) per fornire tutte le
risorse utilizzate e assorbire le emissioni generate da una popolazione
specifica.7 L’EF si basa su sei categorie principali di territorio
(terreno per l’energia, agricolo, pascolo, foreste, superficie edificata, mare)
e la sua utilità risiede nel confronto con la biocapacità (BC) disponibile,
determinando se la domanda di risorse supera la capacità di rigenerazione
dell’ecosistema.7
3.3. Armonizzazione
Europea: Il Product Environmental Footprint (PEF)
Per superare la frammentazione metodologica inerente
all’LCA tradizionale e garantire la comparabilità dei risultati, la Commissione
Europea ha sviluppato il Product Environmental Footprint
(PEF).18 Il PEF è una misura multi-criterio che copre 16 diverse
categorie di impatto ambientale, inclusi cambiamento climatico, impatti su
acqua, aria, risorse, uso del suolo e tossicità.14
L’obiettivo primario del PEF è fornire informazioni
ambientali affidabili, verificabili e confrontabili, incentivando così le
aziende a produrre beni con migliori performance ambientali e prevenendo il
fenomeno del greenwashing.14
L’introduzione del PEF e dei relativi Product Environmental Footprint
Category Rules (PEFCR), regole specifiche per categoria di prodotto
(come le regole PEFCR per i mangimi, es. progetto Feed PEF 16),
rappresenta un intervento politico cruciale per stabilire una “lingua
comune” nella comunicazione ambientale.19
Questi regole garantiscono che tutte le valutazioni siano basate sugli stessi
requisiti metodologici, di dati e di qualità.14 In
Italia, la metodologia PEF è stata adottata dallo schema nazionale “Made
Green in Italy” per la valutazione e la comunicazione dell’impronta
ambientale dei prodotti.18
La seguente tabella riassume le principali metodologie
ambientali utilizzate nel settore agroalimentare:
Table Title: Confronto Dettagliato delle Metodologie di
Misurazione Ambientale
|
Metodologia |
Base Concettuale |
Copertura (Criteri) |
Focus Strategico |
Ruolo Istituzionale/Normativo |
Rif. Snippet |
|
Life Cycle Assessment (LCA) |
ISO 14040/44 (Analisi del Ciclo di Vita) |
Multi-criterio (Tutti gli impatti lungo il ciclo). |
Identificazione degli hotspots di
impatto. |
Fondamento scientifico per tutte le impronte. |
7 |
|
Product Environmental Footprint (PEF) |
LCA Armonizzata (Raccomandazione UE 2013/179) |
Multi-criterio (16 categorie di impatto). |
Comparabilità, comunicazione standardizzata, anti-greenwashing. |
Base per i PEFCR specifici di settore, schema Made Green
in Italy. |
13 |
|
Carbon Footprint (CF) |
LCA / Emissioni dirette |
Monocriterio (Emissioni di GHG in $\text{CO}_2eq$). |
Contributo al cambiamento climatico, efficienza
energetica. |
Standard di reporting e target di mitigazione settoriale. |
15 |
|
Ecological Footprint (EF) |
Wackernagel e Rees (1996) |
Biocapacità territoriale (6 categorie di terra). |
Uso di risorse naturali rispetto alla capacità di
rigenerazione. |
Indicatore di sostenibilità territoriale/politica. |
7 |
IV. La Quantificazione
della Sostenibilità Sociale ed Etica
Storicamente, la misurazione della sostenibilità sociale è
stata meno sviluppata e quantificata rispetto a quella ambientale. Tuttavia, la
pressione normativa post-PAC e l’attenzione crescente alla dimensione etica
hanno portato allo sviluppo di quadri di riferimento dettagliati.
4.1. Il Ruolo degli
Indicatori Chiave di Performance (KPIs) Sociali
Nel contesto della PAC post-2020, in Italia è stato
proposto un set di Indicatori Chiave di Prestazione (KPI) per misurare e
migliorare la sostenibilità sociale nel settore agroalimentare.11
Questi indicatori derivano dall’analisi di standard internazionali come GRI 13,
ISO 26000 e SA 8000. Il modello articola la sostenibilità sociale in cinque
macroaree prioritarie, garantendo che l’efficienza aziendale sia supportata da
una solida base etica e sociale.11
I Cinque Domini
Prioritari di Sostenibilità Sociale
1.
Occupazione e Formazione (ET):
Questa macroarea valuta le politiche volte a promuovere il lavoro dignitoso, la
stabilizzazione dei redditi e la crescita professionale. Gli indicatori mirano
a potenziare il capitale umano e l’efficienza operativa.11 Un
KPI rilevante è l’appartenenza alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che
garantisce il rispetto degli standard lavorativi e la conformità normativa.11
2.
Salute e Sicurezza sul Lavoro (HSW): Si
concentra sulla prevenzione, superando i meri obblighi legislativi. Gli
indicatori HSW valutano l’adozione volontaria di pratiche aggiuntive, come le
polizze di welfare aziendale e i servizi di consulenza specifici, per rafforzare
la cultura della prevenzione e il benessere dei dipendenti.11
3.
Diritti Umani (HR): Mira
a garantire equità e inclusione. I KPI includono l’adozione di clausole sui
diritti umani nei contratti di filiera e, in modo cruciale, la remunerazione adeguata e azioni positive per la
protezione di categorie vulnerabili.11 Il
tema del rispetto dei diritti dei lavoratori è strettamente connesso alla
sostenibilità etica del prodotto alimentare.6
4.
Comunità Territoriale (TC):
Misura il contributo attivo delle aziende al benessere generale della comunità
locale. Gli indicatori TC valutano la capacità di costruire comunità resilienti
attraverso la creazione di reti territoriali, le iniziative sociali volontarie
(liberalità) e, in particolare, gli investimenti in capitale sociale
(come infrastrutture, istruzione o sanità).11
L’agricoltura viene così riconosciuta non solo come fornitrice di beni primari,
ma di servizi ecosistemici e sociali.
5.
Salute e Sicurezza delle Produzioni
(HSP): Garantisce la protezione della salute pubblica e dei
consumatori attraverso la sicurezza alimentare. Questa macroarea sociale
include l’uso di strumenti digitali per la tracciabilità
(es. QR code e blockchain) e la valutazione di certificazioni etiche (es. SA
8000) lungo la catena di approvvigionamento.11
4.2. La Sostenibilità
Etica e il Contrasto al Caporalato
In Italia, la dimensione sociale assume un carattere etico
specifico legato alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro. La Legge sul caporalato (L. 199/2016) e il successivo Piano Triennale
di Contrasto (2020-2022) stabiliscono un quadro normativo per affrontare questa
problematica.6
Gli strumenti operativi previsti da questo Piano sono
fondamentali per la misurazione sociale: il rafforzamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, gestita dall’INPS,
funge da meccanismo di monitoraggio e controllo sulle politiche attive del
lavoro e contro il lavoro nero.6
Inoltre, il Piano introduce misure relative alla tracciabilità dei prodotti
agricoli lungo la filiera.6
Questa enfasi sulla tracciabilità crea un punto di
intersezione critico: la tecnologia impiegata per la tracciabilità ambientale
(monitoraggio degli input) è la stessa che può essere utilizzata per la
verifica della responsabilità sociale ed etica (tracciando l’origine etica del
prodotto).11 Pertanto, l’investimento in tracciabilità è un
investimento duplice, che risponde simultaneamente alle esigenze di accountability ambientale e di responsabilità sociale.
Sebbene storicamente le iniziative di certificazione
italiane (come il progetto VIVA o Equalitas) si siano concentrate maggiormente
sugli aspetti ambientali e CSR, con una carenza di criteri diretti per la
misurazione dei diritti dei lavoratori sul campo 6,
l’attenzione europea ha spinto per un cambiamento. La discussione
sull’introduzione della “condizionalità
sociale” nella PAC mirava a vincolare i pagamenti diretti al
rispetto delle normative nazionali e internazionali sul lavoro, implementando
pienamente l’Articolo 39 del TFUE che include il miglioramento dell’impiego
della manodopera.6 In aggiunta agli strumenti legali e di policy, l’impatto
sulla reputazione aziendale si configura come un potente
strumento di misurazione indiretta: la reputazione è considerata un capitale da
preservare e il rischio di sanzioni reputazionali spinge le imprese verso
l’adozione di pratiche etiche.6
Table Title: Indicatori Chiave di Sostenibilità Sociale
(KPI) Post-PAC
|
Macroarea (PSR) |
Focus Principale |
Obiettivi della Misurazione |
Rif. Normativi / Etici Collegati |
Esempi di KPI Chiave |
Rif. Snippet |
|
ET (Occupazione e Formazione) |
Capitale Umano e Lavoro Dignitoso |
Miglioramento condizioni lavorative e efficienza
operativa. |
PAC Post-2020, Standard Lavorativi. |
Appartenenza alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. |
11 |
|
HSW (Salute e Sicurezza) |
Prevenzione e Benessere dei Lavoratori |
Superamento obblighi legislativi e creazione cultura
prevenzione. |
D.Lgs. 81/08 e pratiche volontarie. |
Polizze di welfare aziendale, servizi di consulenza
aggiuntivi. |
11 |
|
HR (Diritti Umani) |
Equità, Inclusione, Uguaglianza |
Contrasto allo sfruttamento, due diligence
etica. |
Legge Caporalato, Diritti Umani (HR1), Remunerazione
Adeguata (HR3). |
6 |
|
|
TC (Comunità Territoriale) |
Resilienza e Capitale Sociale |
Contributo al benessere diffuso e valorizzazione
territoriale. |
Sviluppo rurale equilibrato (PAC). |
Rete territoriale (TC2), Investimenti in capitale sociale
(TC5). |
11 |
|
HSP (Salute Produttiva) |
Sicurezza Alimentare e Trasparenza |
Tutela dei consumatori e fiducia nella filiera. |
Norme di sicurezza alimentare, Certificazioni etiche (SA
8000). |
Strumenti digitali per la tracciabilità (Blockchain),
Filiera corta. |
11 |
V. L’Impatto delle
Tecnologie 4.0 e della Digitalizzazione sulla Misurazione
L’efficacia e la granularità delle metodologie di
misurazione della sostenibilità, sia ambientali (PEF) che sociali (KPI), sono
strettamente dipendenti dall’implementazione delle tecnologie digitali e
dell’Agricoltura 4.0. La transizione digitale non è un semplice miglioramento
dell’efficienza, ma un requisito metodologico fondamentale per l’accuratezza
dei dati.
5.1. Agricoltura di
Precisione (Precision Farming): Abilitatore Ambientale
L’Agricoltura di Precisione sfrutta tecnologie avanzate
come sensori, droni, sistemi GPS e analisi dei dati per monitorare in tempo
reale la salute delle colture e le condizioni del terreno.21
L’impatto ambientale viene minimizzato ottimizzando l’applicazione di input
critici (acqua, fertilizzanti, pesticidi) solo dove e quando strettamente
necessario.21
Questo approccio genera i dati primari altamente granulari
richiesti per la misurazione di indicatori ambientali complessi, come la Water
Footprint e la Carbon Footprint, a livello aziendale. Ad esempio,
l’ottimizzazione della fertilizzazione minerale e azotata, guidata dal
monitoraggio nutrizionale e dalle immagini satellitari, non solo riduce
l’impatto ambientale, ma può portare a un beneficio economico per l’azienda
agricola (come osservato con l’uso di concimi organo-minerali, che hanno
evidenziato un incremento di redditività del 7% nelle prove pluriennali).22
5.2. Blockchain e
Tracciabilità Immutabile
La tecnologia Blockchain, un registro decentralizzato,
distribuito e immutabile, si sta affermando come strumento cruciale per
garantire la trasparenza e la sicurezza lungo l’intera catena di fornitura, dal
campo alla tavola.2
Nel contesto della misurazione della sostenibilità,
l’impiego della Blockchain è fondamentale per:
·
Misurare e ottimizzare gli impatti: La
tecnologia permette di registrare in modo sicuro i processi produttivi e
logistici, facilitando la misurazione dell’impatto ambientale e sociale.10
·
Trasparenza e Accountability: Garantisce
l’immutabilità dei dati registrati, rendendo estremamente difficile
l’alterazione retroattiva.21 Questo è essenziale per
la verifica delle certificazioni (ad esempio, ISCC PLUS 24) e
per fornire fiducia ai consumatori.10
·
Sostenibilità Etica: Come
indicato nei KPI sociali post-PAC, gli strumenti digitali per la tracciabilità
sono elementi chiave per la sicurezza delle produzioni (HSP) e indirettamente
per la verifica del rispetto degli standard etici (HR), come richiesto nel
Piano Triennale di contrasto al caporalato.6
5.3. Intelligenza
Artificiale (AI) e Piattaforme Collaborative
L’Intelligenza Artificiale (AI) e le piattaforme
collaborative giocano un ruolo essenziale nella gestione dei dati complessi
generati dall’Agricoltura 4.0.10 L’AI
può elaborare volumi elevati di Big Data di sostenibilità per ottimizzare
ulteriormente i processi produttivi, favorire la simbiosi industriale
nell’ottica dell’economia circolare e, non da ultimo, supportare l’analisi di
scenario.
L’approccio sistemico alla misurazione, come suggerito dal
modello BIOSUS, richiede la capacità di sviluppare modelli per simulazioni in
presenza di sollecitazioni diverse.8 L’AI
fornisce la potenza computazionale necessaria per queste analisi complesse,
permettendo ai decisori e agli imprenditori di prevedere l’impatto delle
soluzioni di sostenibilità prima della loro implementazione. L’investimento in
queste tecnologie non deve essere visto come una spesa per l’efficienza
economica, ma come un investimento diretto nell’infrastruttura di accountability necessaria per la misurazione di qualità
della sostenibilità.
