PROGETTI

Qualità nello sviluppo sostenibile

La Misura della Sostenibilità nei Sistemi Produttivi Agricoli e Agroalimentari

Modelli, Indicatori e Innovazione per la Transizione Europea

I. Introduzione: La Necessità di una Misurazione Olistica nella Filiera Agroalimentare

1.1. Crisi, Sicurezza Alimentare e Resilienza della Filiera Estesa

Il settore agroalimentare esteso rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia italiana, consolidandosi come il primo settore economico del Paese. Le sue dimensioni sono imponenti, con un fatturato che supera i 500 miliardi di euro e un impiego di quasi 4 milioni di lavoratori.1 Sebbene la filiera abbia dimostrato una resilienza significativa di fronte a crisi globali recenti, registrando ad esempio una contrazione relativamente contenuta del 4% in termini di valore aggiunto durante la pandemia di Covid-19, permangono fragilità strutturali che la transizione ecologica e digitale è chiamata ad affrontare.1

In questo contesto, la sostenibilità ha superato la mera concezione di costo aziendale, emergendo come una leva strategica irrinunciabile per accrescere la competitività e l’innovazione. Adottare strategie di sostenibilità è cruciale non solo per gestire i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e globali, ma anche per generare coesione territoriale e favorire un benessere diffuso.1 La capacità di ripartenza dinamica del settore si basa sull’identificazione di eccellenze e sul rafforzamento di un percorso orientato alla sostenibilità di lungo periodo.1

1.2. Il Mandato Europeo e la Definizione di Sostenibilità

La spinta alla misurazione della sostenibilità è intrinsecamente legata al mandato politico e normativo dell’Unione Europea. Strategie quali il Green Deal europeo, la Politica Agricola Comune (PAC) post-2020, e in particolare la comunicazione From Farm to Fork (F2F), pongono obiettivi ambiziosi per adattare il sistema alimentare ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni, potenziando in definitiva la sicurezza alimentare.3 L’obiettivo dichiarato a livello nazionale e regionale è quello di strutturare un sistema agricolo e agroalimentare che sia forte, ben organizzato, e capace di bilanciare efficacemente produttività e sostenibilità ambientale, sociale ed economica.5

Nonostante questo forte impegno programmatico, il contesto normativo europeo presenta una significativa lacuna: manca ancora una definizione espressa e univoca di “sistema alimentare sostenibile”.4 Questa ambiguità concettuale rende la misurazione rigorosa ancora più essenziale. I quadri di programmazione, come il Complemento di Programmazione per lo Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna, sono stati elaborati in stretta coerenza con il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 e in sinergia con gli interventi del PNRR.5 L’esigenza di allineare queste diverse fonti di finanziamento e programmazione a obiettivi comuni impone che la sostenibilità sia misurata in modo standardizzato e verificabile. In assenza di una metrica univoca, le politiche pubbliche non potrebbero garantire la coerenza tra i diversi livelli di programmazione e l’efficiente allocazione delle risorse, trasformando la misurazione tecnica in un meccanismo di governance e coerenza strategica.

1.3. L’Ambiguità e la Sfida della Misurazione

La necessità di misurare e certificare la sostenibilità lungo la catena agroalimentare è un requisito generalizzato, sia a livello locale che globale.6 Questo processo non è finalizzato unicamente alla rendicontazione ambientale, ma è cruciale per scopi sociali ed economici, come garantire l’equa distribuzione del valore lungo la filiera e, aspetto fondamentale, eliminare gradualmente i costi sociali derivanti dallo sfruttamento del lavoro.6

Per affrontare la complessità intrinseca della filiera, che coinvolge interazioni ambientali, sociali ed economiche, è imperativo adottare una metodologia sistemica. L’approccio del Life Cycle Thinking (LCT) si pone come strumento concettuale fondamentale. Questo approccio sistemico permette l’integrazione della sostenibilità nel processo decisionale, valutando gli impatti dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento, e fornendo un quadro essenziale per sviluppare la resilienza del settore.7

II. Il Quadro Concettuale della Sostenibilità Tripartita (Pillars & Trade-offs)

2.1. Definizione e Interdipendenza dei Tre Pilastri

La sostenibilità, nel contesto agroalimentare, non può essere ridotta a una singola dimensione, ma deve essere intesa come il risultato di un equilibrio dinamico tra il pilastro economico, il pilastro ambientale e il pilastro sociale. Il vero sviluppo sostenibile si consegue solo attraverso il perseguimento, completo o parziale, di tutti gli obiettivi stabiliti per queste tre dimensioni.8

Pilastro Economico

Il successo economico della filiera richiede la garanzia di un reddito adeguato per gli operatori, dal contadino all’imprenditore, supportando al contempo la competitività del settore.5 Per le aziende, integrare la sostenibilità nei modelli di business implica ridefinire la strategia e i processi operativi con l’obiettivo ultimo di sostenere una redditività duratura.9

Pilastro Ambientale

La dimensione ambientale impone all’agricoltura di fungere da presidio territoriale, ambientale e paesaggistico.5 La misurazione si concentra sulla gestione delle risorse naturali, monitorando gli input (risorse materiche, idriche, energetiche) e gli output (rifiuti solidi).9 Il focus è sulla mitigazione delle problematiche ambientali, in linea con gli obiettivi climatici globali ed europei.10

Pilastro Sociale

Questo pilastro si concentra sulla costruzione di comunità rurali resilienti e attrattive, dove il valore sociale si integra con il valore economico per generare benessere diffuso.11 La sostenibilità sociale è strettamente legata all’elemento etico e al rispetto dei diritti dei lavoratori, considerazioni fondamentali per l’attività umana che utilizza le risorse ambientali per il sostentamento.6

2.2. L’Importanza della Prospettiva di Filiera (Life Cycle Thinking)

L’approccio di filiera e la prospettiva Life Cycle Thinking (LCT) sono vitali poiché l’impatto di un prodotto agroalimentare si manifesta in molteplici fasi, dal campo (salute del suolo, uso di input) alla trasformazione (efficienza energetica, gestione dei reflui) fino alla distribuzione (packaging, logistica).7 La metodologia LCA, in particolare, costituisce il fondamento scientifico per l’analisi e l’integrazione della sostenibilità nel processo decisionale.7

2.3. Analisi dei Trade-offs e Sinergie

La sfida complessa della misurazione risiede nella necessità di valutare i progressi verso l’obiettivo di lungo periodo, concentrandosi in modo specifico sui trade-offs (compromessi) che inevitabilmente sorgono tra le tre dimensioni della sostenibilità e tra i diversi settori dell’attività agricola.8 Ad esempio, l’incremento della produttività, un obiettivo economico cruciale, può potenzialmente confliggere con la riduzione dell’impatto ambientale, a meno che non si investa in ricerca e sviluppo (R&S) e si adottino modelli produttivi alternativi, come l’agricoltura biologica, che hanno dimostrato di poter coniugare crescita e sostenibilità.1

Nonostante i compromessi, esistono importanti sinergie. Il miglioramento delle condizioni lavorative e il potenziamento del capitale umano (sostenibilità sociale, ad esempio nelle macroaree ET e TC), non sono semplicemente costi, ma elementi che rendono le aziende agricole più funzionali ed efficienti, supportando direttamente l’efficienza operativa e la competitività del settore.11

Un elemento concettuale cruciale che emerge dall’analisi del quadro etico è lo spostamento della prospettiva dai diritti (dei lavoratori, dei consumatori) al paradigma dei doveri e della responsabilità.4 Se il cibo è centrale come bene essenziale per la sopravvivenza umana, la sua produzione dipende dal rispetto dei diritti dei lavoratori.6 L’assenza di questo requisito etico compromette intrinsecamente la natura sostenibile del cibo stesso, indipendentemente dalle buone performance ambientali. Questo colloca la sostenibilità etica e sociale non come un elemento opzionale di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR), ma come una conditio sine qua non la cui verifica è fondamentale per la pretesa complessiva di sostenibilità della filiera.

III. Metodologie Avanzate per la Misurazione dell’Impatto Ambientale

La quantificazione degli impatti ambientali nei sistemi agroalimentari si basa su metodologie rigorose derivanti dall’analisi del ciclo di vita.

3.1. Life Cycle Assessment (LCA): Il Fondamento Scientifico

Il Life Cycle Assessment (LCA) è riconosciuto a livello internazionale come la metodologia scientifica (disciplinata dalle norme ISO 14040/44) per la valutazione multi-criterio delle performance ambientali di un bene o servizio.7 L’LCA permette l’identificazione, la quantificazione e la gestione dei flussi di materiale/energia, delle emissioni e dei flussi di rifiuti associati a un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, dall’approvvigionamento delle materie prime alla gestione del fine vita.13 Applicazioni pratiche dell’LCA includono il supporto alla scelta di diete più sostenibili, come nel concetto di “Doppia Piramide” sviluppato dal Barilla Food Nutrition Centre.7

3.2. Le Impronte Ambientali (Footprints) come Indicatori Specifici

Derivanti spesso dagli studi LCA, le footprints fungono da indicatori ambientali sintetici, focalizzati su categorie di impatto specifiche.

Carbon Footprint (CF)

L’Impronta di Carbonio (CF) misura l’impatto di un prodotto in termini di emissioni di gas a effetto serra (GHG, Greenhouse Gases), espresse in $\text{CO}_2$ equivalenti sull’unità di prodotto.15 Questo indicatore è cruciale per il monitoraggio e la mitigazione del cambiamento climatico. Il settore agroalimentare italiano ha dimostrato progressi significativi in quest’area. Ad esempio, il comparto zootecnico italiano ha ridotto il valore di $\text{CO}_2eq$ per chilogrammo di mangime consumato da 7 kg nel 1950 a 1 kg attuale. Parallelamente, nel solo allevamento bovino da latte, la produzione complessiva italiana è aumentata del 90% dal 1950, mentre le emissioni globali si sono ridotte del 50%.16 Questo dato evidenzia che l’efficienza produttiva, ottenuta tramite innovazione tecnologica e gestionale (come la linea di intervento ENEA n. 3 per i prodotti innovativi 17), può essere il motore di una significativa mitigazione climatica.

Water Footprint (WF)

La Water Footprint (WF) è un indicatore complementare alla LCA che quantifica il volume totale di acqua dolce utilizzato, direttamente o indirettamente, nel ciclo di vita dei prodotti consumati.7 È fondamentale per valutare lo sfruttamento delle risorse idriche e le sue ripercussioni sulla produttività biologica e sul rischio idrico.7

Ecological Footprint (EF)

L’Impronta Ecologica (EF), introdotta da Wackernagel e Rees nel 1996 7, è un indicatore che valuta l’impatto calcolando l’area di terra produttiva necessaria (biologicamente produttiva) per fornire tutte le risorse utilizzate e assorbire le emissioni generate da una popolazione specifica.7 L’EF si basa su sei categorie principali di territorio (terreno per l’energia, agricolo, pascolo, foreste, superficie edificata, mare) e la sua utilità risiede nel confronto con la biocapacità (BC) disponibile, determinando se la domanda di risorse supera la capacità di rigenerazione dell’ecosistema.7

3.3. Armonizzazione Europea: Il Product Environmental Footprint (PEF)

Per superare la frammentazione metodologica inerente all’LCA tradizionale e garantire la comparabilità dei risultati, la Commissione Europea ha sviluppato il Product Environmental Footprint (PEF).18 Il PEF è una misura multi-criterio che copre 16 diverse categorie di impatto ambientale, inclusi cambiamento climatico, impatti su acqua, aria, risorse, uso del suolo e tossicità.14

L’obiettivo primario del PEF è fornire informazioni ambientali affidabili, verificabili e confrontabili, incentivando così le aziende a produrre beni con migliori performance ambientali e prevenendo il fenomeno del greenwashing.14 L’introduzione del PEF e dei relativi Product Environmental Footprint Category Rules (PEFCR), regole specifiche per categoria di prodotto (come le regole PEFCR per i mangimi, es. progetto Feed PEF 16), rappresenta un intervento politico cruciale per stabilire una “lingua comune” nella comunicazione ambientale.19 Questi regole garantiscono che tutte le valutazioni siano basate sugli stessi requisiti metodologici, di dati e di qualità.14 In Italia, la metodologia PEF è stata adottata dallo schema nazionale “Made Green in Italy” per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti.18

La seguente tabella riassume le principali metodologie ambientali utilizzate nel settore agroalimentare:

Table Title: Confronto Dettagliato delle Metodologie di Misurazione Ambientale

Metodologia

Base Concettuale

Copertura (Criteri)

Focus Strategico

Ruolo Istituzionale/Normativo

Rif. Snippet

Life Cycle Assessment (LCA)

ISO 14040/44 (Analisi del Ciclo di Vita)

Multi-criterio (Tutti gli impatti lungo il ciclo).

Identificazione degli hotspots di impatto.

Fondamento scientifico per tutte le impronte.

7

Product Environmental Footprint (PEF)

LCA Armonizzata (Raccomandazione UE 2013/179)

Multi-criterio (16 categorie di impatto).

Comparabilità, comunicazione standardizzata, anti-greenwashing.

Base per i PEFCR specifici di settore, schema Made Green in Italy.

13

Carbon Footprint (CF)

LCA / Emissioni dirette

Monocriterio (Emissioni di GHG in $\text{CO}_2eq$).

Contributo al cambiamento climatico, efficienza energetica.

Standard di reporting e target di mitigazione settoriale.

15

Ecological Footprint (EF)

Wackernagel e Rees (1996)

Biocapacità territoriale (6 categorie di terra).

Uso di risorse naturali rispetto alla capacità di rigenerazione.

Indicatore di sostenibilità territoriale/politica.

7

IV. La Quantificazione della Sostenibilità Sociale ed Etica

Storicamente, la misurazione della sostenibilità sociale è stata meno sviluppata e quantificata rispetto a quella ambientale. Tuttavia, la pressione normativa post-PAC e l’attenzione crescente alla dimensione etica hanno portato allo sviluppo di quadri di riferimento dettagliati.

4.1. Il Ruolo degli Indicatori Chiave di Performance (KPIs) Sociali

Nel contesto della PAC post-2020, in Italia è stato proposto un set di Indicatori Chiave di Prestazione (KPI) per misurare e migliorare la sostenibilità sociale nel settore agroalimentare.11 Questi indicatori derivano dall’analisi di standard internazionali come GRI 13, ISO 26000 e SA 8000. Il modello articola la sostenibilità sociale in cinque macroaree prioritarie, garantendo che l’efficienza aziendale sia supportata da una solida base etica e sociale.11

I Cinque Domini Prioritari di Sostenibilità Sociale

1.      Occupazione e Formazione (ET): Questa macroarea valuta le politiche volte a promuovere il lavoro dignitoso, la stabilizzazione dei redditi e la crescita professionale. Gli indicatori mirano a potenziare il capitale umano e l’efficienza operativa.11 Un KPI rilevante è l’appartenenza alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che garantisce il rispetto degli standard lavorativi e la conformità normativa.11

2.      Salute e Sicurezza sul Lavoro (HSW): Si concentra sulla prevenzione, superando i meri obblighi legislativi. Gli indicatori HSW valutano l’adozione volontaria di pratiche aggiuntive, come le polizze di welfare aziendale e i servizi di consulenza specifici, per rafforzare la cultura della prevenzione e il benessere dei dipendenti.11

3.      Diritti Umani (HR): Mira a garantire equità e inclusione. I KPI includono l’adozione di clausole sui diritti umani nei contratti di filiera e, in modo cruciale, la remunerazione adeguata e azioni positive per la protezione di categorie vulnerabili.11 Il tema del rispetto dei diritti dei lavoratori è strettamente connesso alla sostenibilità etica del prodotto alimentare.6

4.      Comunità Territoriale (TC): Misura il contributo attivo delle aziende al benessere generale della comunità locale. Gli indicatori TC valutano la capacità di costruire comunità resilienti attraverso la creazione di reti territoriali, le iniziative sociali volontarie (liberalità) e, in particolare, gli investimenti in capitale sociale (come infrastrutture, istruzione o sanità).11 L’agricoltura viene così riconosciuta non solo come fornitrice di beni primari, ma di servizi ecosistemici e sociali.

5.      Salute e Sicurezza delle Produzioni (HSP): Garantisce la protezione della salute pubblica e dei consumatori attraverso la sicurezza alimentare. Questa macroarea sociale include l’uso di strumenti digitali per la tracciabilità (es. QR code e blockchain) e la valutazione di certificazioni etiche (es. SA 8000) lungo la catena di approvvigionamento.11

4.2. La Sostenibilità Etica e il Contrasto al Caporalato

In Italia, la dimensione sociale assume un carattere etico specifico legato alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro. La Legge sul caporalato (L. 199/2016) e il successivo Piano Triennale di Contrasto (2020-2022) stabiliscono un quadro normativo per affrontare questa problematica.6

Gli strumenti operativi previsti da questo Piano sono fondamentali per la misurazione sociale: il rafforzamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, gestita dall’INPS, funge da meccanismo di monitoraggio e controllo sulle politiche attive del lavoro e contro il lavoro nero.6 Inoltre, il Piano introduce misure relative alla tracciabilità dei prodotti agricoli lungo la filiera.6

Questa enfasi sulla tracciabilità crea un punto di intersezione critico: la tecnologia impiegata per la tracciabilità ambientale (monitoraggio degli input) è la stessa che può essere utilizzata per la verifica della responsabilità sociale ed etica (tracciando l’origine etica del prodotto).11 Pertanto, l’investimento in tracciabilità è un investimento duplice, che risponde simultaneamente alle esigenze di accountability ambientale e di responsabilità sociale.

Sebbene storicamente le iniziative di certificazione italiane (come il progetto VIVA o Equalitas) si siano concentrate maggiormente sugli aspetti ambientali e CSR, con una carenza di criteri diretti per la misurazione dei diritti dei lavoratori sul campo 6, l’attenzione europea ha spinto per un cambiamento. La discussione sull’introduzione della “condizionalità sociale” nella PAC mirava a vincolare i pagamenti diretti al rispetto delle normative nazionali e internazionali sul lavoro, implementando pienamente l’Articolo 39 del TFUE che include il miglioramento dell’impiego della manodopera.6 In aggiunta agli strumenti legali e di policy, l’impatto sulla reputazione aziendale si configura come un potente strumento di misurazione indiretta: la reputazione è considerata un capitale da preservare e il rischio di sanzioni reputazionali spinge le imprese verso l’adozione di pratiche etiche.6

Table Title: Indicatori Chiave di Sostenibilità Sociale (KPI) Post-PAC

Macroarea (PSR)

Focus Principale

Obiettivi della Misurazione

Rif. Normativi / Etici Collegati

Esempi di KPI Chiave

Rif. Snippet

ET (Occupazione e Formazione)

Capitale Umano e Lavoro Dignitoso

Miglioramento condizioni lavorative e efficienza operativa.

PAC Post-2020, Standard Lavorativi.

Appartenenza alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.

11

HSW (Salute e Sicurezza)

Prevenzione e Benessere dei Lavoratori

Superamento obblighi legislativi e creazione cultura prevenzione.

D.Lgs. 81/08 e pratiche volontarie.

Polizze di welfare aziendale, servizi di consulenza aggiuntivi.

11

HR (Diritti Umani)

Equità, Inclusione, Uguaglianza

Contrasto allo sfruttamento, due diligence etica.

Legge Caporalato, Diritti Umani (HR1), Remunerazione Adeguata (HR3).

6

TC (Comunità Territoriale)

Resilienza e Capitale Sociale

Contributo al benessere diffuso e valorizzazione territoriale.

Sviluppo rurale equilibrato (PAC).

Rete territoriale (TC2), Investimenti in capitale sociale (TC5).

11

HSP (Salute Produttiva)

Sicurezza Alimentare e Trasparenza

Tutela dei consumatori e fiducia nella filiera.

Norme di sicurezza alimentare, Certificazioni etiche (SA 8000).

Strumenti digitali per la tracciabilità (Blockchain), Filiera corta.

11

V. L’Impatto delle Tecnologie 4.0 e della Digitalizzazione sulla Misurazione

L’efficacia e la granularità delle metodologie di misurazione della sostenibilità, sia ambientali (PEF) che sociali (KPI), sono strettamente dipendenti dall’implementazione delle tecnologie digitali e dell’Agricoltura 4.0. La transizione digitale non è un semplice miglioramento dell’efficienza, ma un requisito metodologico fondamentale per l’accuratezza dei dati.

5.1. Agricoltura di Precisione (Precision Farming): Abilitatore Ambientale

L’Agricoltura di Precisione sfrutta tecnologie avanzate come sensori, droni, sistemi GPS e analisi dei dati per monitorare in tempo reale la salute delle colture e le condizioni del terreno.21 L’impatto ambientale viene minimizzato ottimizzando l’applicazione di input critici (acqua, fertilizzanti, pesticidi) solo dove e quando strettamente necessario.21

Questo approccio genera i dati primari altamente granulari richiesti per la misurazione di indicatori ambientali complessi, come la Water Footprint e la Carbon Footprint, a livello aziendale. Ad esempio, l’ottimizzazione della fertilizzazione minerale e azotata, guidata dal monitoraggio nutrizionale e dalle immagini satellitari, non solo riduce l’impatto ambientale, ma può portare a un beneficio economico per l’azienda agricola (come osservato con l’uso di concimi organo-minerali, che hanno evidenziato un incremento di redditività del 7% nelle prove pluriennali).22

5.2. Blockchain e Tracciabilità Immutabile

La tecnologia Blockchain, un registro decentralizzato, distribuito e immutabile, si sta affermando come strumento cruciale per garantire la trasparenza e la sicurezza lungo l’intera catena di fornitura, dal campo alla tavola.2

Nel contesto della misurazione della sostenibilità, l’impiego della Blockchain è fondamentale per:

·         Misurare e ottimizzare gli impatti: La tecnologia permette di registrare in modo sicuro i processi produttivi e logistici, facilitando la misurazione dell’impatto ambientale e sociale.10

·         Trasparenza e Accountability: Garantisce l’immutabilità dei dati registrati, rendendo estremamente difficile l’alterazione retroattiva.21 Questo è essenziale per la verifica delle certificazioni (ad esempio, ISCC PLUS 24) e per fornire fiducia ai consumatori.10

·         Sostenibilità Etica: Come indicato nei KPI sociali post-PAC, gli strumenti digitali per la tracciabilità sono elementi chiave per la sicurezza delle produzioni (HSP) e indirettamente per la verifica del rispetto degli standard etici (HR), come richiesto nel Piano Triennale di contrasto al caporalato.6

5.3. Intelligenza Artificiale (AI) e Piattaforme Collaborative

L’Intelligenza Artificiale (AI) e le piattaforme collaborative giocano un ruolo essenziale nella gestione dei dati complessi generati dall’Agricoltura 4.0.10 L’AI può elaborare volumi elevati di Big Data di sostenibilità per ottimizzare ulteriormente i processi produttivi, favorire la simbiosi industriale nell’ottica dell’economia circolare e, non da ultimo, supportare l’analisi di scenario.

L’approccio sistemico alla misurazione, come suggerito dal modello BIOSUS, richiede la capacità di sviluppare modelli per simulazioni in presenza di sollecitazioni diverse.8 L’AI fornisce la potenza computazionale necessaria per queste analisi complesse, permettendo ai decisori e agli imprenditori di prevedere l’impatto delle soluzioni di sostenibilità prima della loro implementazione. L’investimento in queste tecnologie non deve essere visto come una spesa per l’efficienza economica, ma come un investimento diretto nell’infrastruttura di accountability necessaria per la misurazione di qualità della sostenibilità.