L’Italia e le Nuove Tecniche Genomiche (NGT): Verso un Quadro Normativo Dedicato
L’agricoltura moderna è in continua evoluzione e deve affrontare sfide cruciali come il cambiamento climatico e l’aumento delle resistenze ai patogeni. In questo scenario, le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), note anche con la dicitura inglese New Genomic Techniques (NGT), rappresentano una delle frontiere più promettenti della ricerca agronomica.
Definizione e Distinzione dalle Tecniche Tradizionali
Le TEA si collocano in un’area intermedia rispetto al semplice miglioramento genetico e agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM).
- Cosa sono le TEA: Sono un insieme di tecniche di ingegneria genetica che permettono di modificare uno o più geni già esistenti nell’organismo. L’obiettivo è ottenere nuove caratteristiche desiderabili nelle piante, come la maggiore resistenza agli agenti patogeni o il miglioramento delle qualità nutrizionali.
- La differenza cruciale: Il tratto distintivo delle TEA è che lavorano sul patrimonio genetico già presente nella specie vegetale, intervenendo su punti circoscritti del DNA. Le modifiche introdotte in questo modo risultano identiche a quelle che si generano spontaneamente (ma molto più lentamente) in natura. Questa modalità d’azione diverge dalle tecniche di ingegneria genetica utilizzate per gli OGM “tradizionali”, le quali modificano il DNA in modo differente da quanto avviene con la ricombinazione genetica naturale o l’accoppiamento.
La Proposta di Regolamento Europeo: NGT-1 e NGT-2
La differenza scientifica tra TEA e OGM tradizionali è stata la base per la richiesta, avanzata da tempo da Stati membri come l’Italia, di creare un quadro normativo dedicato e distinto rispetto a quello degli OGM.
Nel 2023, la Commissione Europea ha presentato una proposta di Regolamento sulle TEA, volta a promuovere l’innovazione biotecnologica mantenendo un elevato livello di sicurezza. La bozza, modificata dal Parlamento Europeo nel febbraio 2024, introduce una distinzione fondamentale per calibrare la regolamentazione:
- Categoria 1 (NGT-1):
- Riguarda le piante ottenute con TEA che sono considerate equivalenti a quelle derivanti da tecniche convenzionali di selezione o mutagenesi.
- Per beneficiare di una procedura di autorizzazione semplificata (non essendo più disciplinate come OGM), devono rispettare criteri rigorosi, tra cui un numero limitato di modifiche, l’assenza di DNA estraneo e il mantenimento della compatibilità con il “gene pool” della specie.
- Categoria 2 (NGT-2):
- Comprende le piante che non soddisfano i criteri di equivalenza (ad esempio, per complessità genetica o inserimento di materiale esogeno).
- Queste piante rimangono soggette a un regime di autorizzazione più rigoroso, analogo a quello previsto per gli OGM tradizionali, che include una valutazione completa dei rischi ambientali e sanitari.
Questa distinzione mira a creare un sistema regolatorio proporzionato, facilitando l’ingresso nel mercato delle NGT-1 ritenute sicure.
Il Ruolo dell’Italia e la Fase Sperimentale
L’Italia sta sostenendo attivamente l’adozione del Regolamento europeo, come dimostrato dalla risoluzione della Commissione Agricoltura del Senato del 30 ottobre 2025, che impegna il Governo a sostenere l’approvazione del testo in sede europea.
In assenza di una disciplina europea definitiva, in Italia l’uso delle TEA è consentito solo in ambito sperimentale. La normativa nazionale (Legge n. 68 del 13 giugno 2023) disciplina questa fase intermedia:
- La sperimentazione in campo è permessa esclusivamente per fini di ricerca scientifica e deve avvenire sotto rigorose condizioni di controllo pubblico e di biosicurezza.
- L’obiettivo è valutare l’efficacia e la sicurezza delle TEA nel contesto agricolo italiano, raccogliendo dati scientifici utili per la futura applicazione del Regolamento UE.
- Il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) è l’ente coordinatore nazionale delle attività sperimentali, che gestisce e approva i progetti, individuando i siti di prova e garantendo la trasparenza.
- Possono richiedere l’autorizzazione enti pubblici di ricerca, università e centri scientifici, anche in collaborazione con imprese private, ma sempre sotto controllo pubblico.
La fase sperimentale italiana è dunque un passo importante verso il futuro, consentendo al mondo della ricerca di sviluppare conoscenze e varietà più resistenti a siccità, malattie e cambiamenti climatici, nell’ottica di coniugare innovazione e sostenibilità per un’agricoltura più efficiente.
Tuttavia, il percorso normativo europeo è ancora in corso (nella fase del “trilogo”), e vi sono ancora questioni sensibili aperte che necessitano di regolamentazione, tra cui la compatibilità delle TEA con l’agricoltura biologica e le indicazioni geografiche protette, il regime di etichettatura e tracciabilità e la disciplina della proprietà intellettuale.
